Gaetano D'Alesio: Capostipite di una grande famiglia
Dal corallo al petrolio con un'azienda che dà lavoro a centinaia di persone e che ha fatto conoscere, grazie al rosso e al blu delle sue bandiere che sventolano su tutti i mari, il nome dei D'Alesio e di Livorno in tutto il mondo. I D'Alesio arrivano agli inizi del 1900 nella nostra città provenienti da Torre del Greco. E' poco probabile che il nonno, anch'egli di nome Gaetano, modesto armatore della costa napoletana, potesse immaginare che un giorno un altro Gaetano, suo nipote, avrebbe mandato in giro per gli oceani navi ben più grandi e potenti dei piccoli bastimenti a vela con i quali lui effettuava, a seconda delle necessità, la ricerca del corallo, il piccolo cabotaggio nei porti della Campania o, più semplicemente, la pesca di paranza.
E non poteva certamente pensare che suo figlio Antonio (nato il 26 aprile 1888), che a soli 11 anni aveva imbarcato come mozzo sul suo motoveliero “Corallo”, capitasse a Livorno nel 1911, in viaggio di nozze, per far visita a un cugino e vi ci rimanesse per sempre. Il cugino, comandante di rimorchiatore, era ammalato e Antonio prese il suo posto per un lavoro che non poteva essere rimandato. Le sue capacità di pilota di rimorchiatori portuali e d'altura vennero subito apprezzate e l'incontro con gli Sgarallino di Venezia e Costante Neri, il padre di Tito, che aveva i suoi magazzini sugli Scali Novi Lena, lo convinsero a rimanere a Livorno per lavorare.
Mise su casa vicino al porto e in questa abitazione, compresa nel territorio della Parrocchia di San Pietro e Paolo, il 12 aprile 1912 venne al mondo il suo unico figlio che chiamò Gaetano in onore del padre. E per il piccolo, le prime esperienze di vita non furono certo quelle dei giorni nostri. Erano tempi diversi e, pur non mancando nulla in casa D'Alesio, Antonio volle che il ragazzo lo seguisse a bordo dei rimorchiatori, magari per fare i compiti. Un doposcuola sul campo che doveva servire per apprendere quello che nessun maestro avrebbe potuto insegnargli. E poi c'erano l'oratorio e gli scout che dovevano servire a formare il giovane Gaetano a quei valori cristiani che si sarebbe portato dentro per tutta la vita.
Antonio, insieme a Tito Neri, di cui comandava lo splendido rimorchiatore tutto in legno chiamato Italia Nuova, partecipò più volte ai salvataggi delle navi che avevano sventura d'incagliarsi sulle secche di Vada, sei miglia fuori dalla costa, o alla Meloria.
Per questa attività di salvataggio e recupero, anche se non condotta in proprio, Gaetano fa parte, di diritto, dell'elenco di quei marinai livornesi che si fregiano del titolo di risicatori (risi'atori).
Molti di loro diedero vita, a partire dal 1929, alla Compagnia Portuali di Livorno, mentre il figlio di Antonio, a partire dall'anno successivo, iniziò a costruire quello che oggi è un vero e proprio impero. Gaetano D'Alesio fin da giovane aveva dimostrato una spiccata vocazione all'ambiente marittimo e portuale e, grazie al rispetto che godeva la famiglia in quell'ambiente, non ci volle molto a farlo diventare un ragazzo di banco di una casa di spedizioni, la “Arnao & Pesci”. E naturalmente senza paga.

Il Cav.Gaetano D'Alesio con la moglie Liliana al varo della nave a Lei intitolata
Fu certamente questa vocazione che gli permise di diventare rapidamente esperto del mestiere e gli fece desiderare di mettersi in proprio e di misurarsi con qualcosa che, apparentemente, era più grande di lui. Ormai il mestiere di spedizioniere doganale lo aveva appreso e così a 18 anni e un giorno (come lui stesso amava precisare), essendo già regolarmente patentato, si trovò un ufficio sugli Scali Cialdini, in prossimità dell'ingresso del porto, e diede inizio all'attività della sua Ditta.
Da allora l'esistenza di Gaetano D'Alesio ha avuto due precisi punti fermi: il gusto per il lavoro in proprio e l'attaccamento per la sua Livorno. E che la cosa sia vera è facilmente dimostrabile seguendo le tappe del cammino come uomo e imprenditore.
Perché se come uomo ha sempre dimostrato di essere un padre di famiglia affettuoso e una persona sempre attenta alle necessità dei suoi dipendenti e di chi si rivolgeva a lui, da imprenditore ha fatto vedere che il fiuto per gli affari lo si deve coltivare dando l'esempio del proprio lavoro a tutti.
L'attività di spedizioniere non gli basta più e poi si sta entrando in anni difficili. Siamo nel 1940 e l'Italia è entrata in guerra. L'attività del porto inizia a risentirne, ma lui capisce che sul mare vi è ancora da lavorare. Sul mare si continua, malgrado tutto, a pescare e il pesce, quando vengono a mancare gli altri alimenti diventa importante. Così insieme a Costante Neri inizia a far costruire pescherecci per poi rivenderli ai pescatori. E' il suo incontro con il settore della cantieristica che, in pratica non abbandonerà più. Finita la guerra Gaetano D'Alesio decide di riprendere l'attività che, a cavallo dei due secoli, aveva esercitato suo nonno e di mandare per mare, da Livorno, la prima nave tutta sua. Lo “Splendor” viene commissionato al Cantiere che dopo la guerra da Oto è tornato a chiamarsi Orlando. Siamo nel 1947 e la sua nave è di sole 70 tonnellate, ma è da quel modesto natante che discendono tutte le maestose petroliere che, con la bandierina rossa e blu, oggi solcano i mari di tutto il mondo.
Lo “Splendor” viene presto affiancato da altre navi, fra cui la pirocisterna “Capraia”, tutte costruite per il trasporto dei prodotti petroliferi. Gaetano D'Alesio ha compreso che sarà la benzina a muovere il mondo e un giorno, di ritorno da Gallarate dove si era recato in camion per affari, passa da Genova e vede i depositi di carburante arroccati sui monti. L'idea gli piace e decide di trapiantarla a Livorno anche se sono in molti a dirgli che è matto a voler far concorrenza allo Stanic. Ma lui realizza il suo deposito costiero: è ciò che gli consente di incrementare ancora la sua attività di armatore.
Nel 1952 muore, a 76 anni, suo padre Antonio. Con i suoi 53 anni di navigazione effettiva, la sua apertura mentale e la voglia di riuscire è stato uno degli esempi trainanti per il Commendatore.
Negli anni '60 le navi sono già diventate sei e nel decennio successivo raddoppiano, per poi arrivare a 27 agli inizi degli anni '90.

La famiglia D'Alesio al varo di una nave costruita nei Cantieri Orlando a Livorno
Il colpo grosso, quello che darà visibilità al suo nome a livello mondiale, il Commendatore, che nel frattempo è stato nominato Cavaliere del Lavoro, lo mette a segno nel 1983 quando, pur non sapendo una parola d'inglese, si reca a New York e acquista, per alcuni milioni di dollari, il terminal portuale più importante del porto di Livorno (l'attuale Sintermar). Ma Gaetano D'Alesio non era solo l'armatore nato nel rione di Borgo Cappuccini e che amava ricordare di essere cresciuto fra i fischi delle sirene del porto e quelle del Cantiere Navale, fra i calci al pallone in Piazza Mazzini e le raffiche del libeccio. Era livornese verace e quindi anche uomo di sport e ben lo sanno anche i tifosi del calcio (fu presidente degli amaranto) e della pallacanestro. La sua squadra regalò ai livornesi alcuni dei momenti più belli e indimenticabili quando perse la finale scudetto, al meglio delle cinque partite, giocando contro la squadra di Milano. Quell'ultimo canestro a fil di sirena che avrebbe portato lo scudetto tricolore a Livorno e che venne invece, con ogni probabilità in modo ingiusto, giudicato non valido, sono ancora in molti a ricordarselo.
Gli piacevano anche le gare remiere ed era tifoso del Borgo Cappuccini ma, elargendo sostanziosi contributi, sosteneva anche altre sezioni nautiche dimostrando grande generosità e il carattere di un livornese legato alla propria città e alle sue tradizioni.
Nel 1965 chiama accanto a sè i figli Antonio e Nello nella conduzione dell'azienda. Sono loro, nel 1990, a decidere di dare all'azienda una sede prestigiosa e, nello stesso tempo, di ridare vita ad un angolo di San Marco, uno dei quartieri che ha visto Livorno nascere e prosperare. Palazzo Stub, nato nel primo ventennio del 1800 come residenza di una famiglia norvegese (Gherardo Stub nel 1846 venne eletto console gerente di Svezia e Norvegia a Livorno) che commerciava in materiale ligneo per armature navali, diventerà definitivamente nel 1993 la sede ideale per la Compagnia D'Alesio. Da una parte si affaccia sul Fosso Reale e dall'altra su quel Canale dei Navicelli che fino agli anni '30 è stata una vera autostrada del mare. Il Palazzo Stub, acquistato dalla Cassa di Risparmi di Livorno, in precedenza è stato prima sede degli Asili Infantili e poi della Scuola di Avviamento Industriale, e fortunatamente risparmiato dal disastroso bombardamento aereo del 25 luglio 1943 è tornato agli antichi splendori dopo un'esemplare operazione di restauro senza alterare la struttura originaria.
Ed è proprio nel 1993 che il tonnellaggio delle navi della Compagnia, che ha optato per una politica commerciale che prevede di diminuire il numero e di aumentare la portata, raggiunge le 650mila tonnellate. L'azienda opera in tutto il mondo, anche attraverso società estere di holding e shipping e i dipendenti sono passati dai 50 dell'inizio degli anni '60 ad alcune centinaia di oggi.
Gaetano D'Alesio, che non ha mai abbandonato il timone del comando, scompare improvvisamente il 21 novembre del 1996, all'età di 84 anni. Nell'ufficio direzionale di Palazzo Stub il suo ritratto, dipinto dal maestro Mario Madiai, campeggia e con lo spirito di uomo forte e generoso qual'era continua a controllare che l'azienda si proietti ancora verso il futuro.
E con i nomi dei rioni livornesi, Antignano, Acquaviva, Montenero o di località a noi molto care, Calafuria, Gorgona, Meloria, Capraia, le navi della Flotta D'Alesio, che nel 2010 saranno 19 e tutte modernissime, continuano a solcare i mari del mondo. Il Cavaliere avrebbe apprezzato.

Il Cav.Gaetano D'Alesio nel suo ufficio presso i Depositi Costieri